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I racconti di Nonna Emilia, tappa di Milano

Cotoletta alla milanese: da dove viene e come si fa davvero?

Racconta Nonna Emilia. Pubblicato il , aggiornato il . Si legge in 9 min.

In poche parole

La cotoletta alla milanese è una costoletta di vitello con l'osso, passata nell'uovo e nel pane grattugiato e fritta nel burro: è la ricetta a cui il Comune di Milano ha dato la Denominazione Comunale. Il pranzo del 1134 con i «lombolos cum panitio» si racconta spesso, ma è contestato: le prime ricette chiamate «alla milanese» compaiono nell'Ottocento.

La Milanese col manico nel piatto, costoletta di vitello con l'osso dorata

In breve

Nome riconosciuto
Costoletta alla Milanese, Denominazione Comunale (De.Co.) del Comune di Milano
Taglio
costoletta di vitello alta quanto l'osso, tolta dal carré
Panatura
uovo sbattuto e pane grattugiato, niente farina
Cottura
nel burro, che deve restare biondo
Ricette «alla milanese» più antiche
1820 (Viard, in umido) e 1841 (Codice Gastrologico Economico) secondo Luca Cesari; 1855 (Sorbiatti) secondo la scheda del Comune
Il 1134
si racconta; la lettura del documento è contestata
Radetzky e la Wiener Schnitzel
una leggenda, smentita da uno storico e da un linguista (scheda del Ministero dell'agricoltura austriaco)

Da dove viene la cotoletta alla milanese?

La storia più raccontata parte da un pranzo del XII secolo, e va presa per quello che è: un racconto con un documento in mezzo, che gli studiosi leggono in modi diversi.

Pietro Verri, nella sua Storia di Milano, riporta il menù che i canonici di Sant'Ambrogio pretendevano da un abate in un giorno di festa: tre portate, e nella terza «pullos rostidos, lombolos cum panatio, et porcellos plenos». Verri però mette le mani avanti: scrive che l'erudito conte Giulini non aveva saputo dire che cosa fossero quelle vivande, «e che molto meno potrei io spiegare». La nota a piè di pagina dell'edizione del 1850 traduce «lombetti col panico (o con pane grattugiato)»: già lì le letture sono due.

Il Comune di Milano, nella scheda della Denominazione Comunale, parla di un pranzo del 1134 e cita proprio quel passo. E nella stessa scheda scrive: «Questa affermazione però non è accettata da tutti gli studiosi».

Chi la contesta, e perché:

  • Pierangelo Frigerio, studioso della cucina lombarda, legge panitio come panìco, un cereale: una polenta di contorno, citata anche in un documento del Duecento di Varese, e non una panatura.
  • Luca Cesari, che alla storia della cotoletta ha dedicato un libro, colloca il documento nel 1149, negli atti di una lite fra il prevosto e l'abate di Sant'Ambrogio sul pranzo dovuto ai canonici per San Satiro, e conclude che si trattava probabilmente di lonza servita con polenta di panìco.

Anche la data, quindi, non è sicura: 1134 per il Comune, 1149 per Cesari.

E le ricette con il nome «alla milanese» arrivano secoli dopo. La scheda del Comune indica come prima quella di Giuseppe Sorbiatti, del 1855. Cesari ne trova di più antiche: le Côtelettes de veau à la Milanaise del cuoco francese Viard, nel 1820, che però cuociono in umido e non sono fritte, e le «Cotolette di Vitella alla Milanese» del Codice Gastrologico Economico, nel 1841. La sua conclusione è che la cotoletta impanata e fritta non nasce né a Milano né a Vienna, e che il nome «alla milanese» compare nei ricettari solo nell'Ottocento.

Cotoletta o costoletta: qual è il nome giusto?

Tutti e due, ma non nello stesso modo. Il vocabolario Treccani spiega che «cotoletta» è un francesismo, dal francese côtelette, entrato nell'uso al posto di «costoletta»; e che la cotoletta alla milanese era in origine una costata di vitello con l'osso.

Il nome ufficiale scelto dal Comune di Milano è Costoletta alla Milanese. La ricetta che il Comune cita, nella Gastronomia moderna di Giuseppe Sorbiatti (Milano, 1855), la chiama «costoline di vitello fritte alla milanese»: si immergono nell'uovo battuto, si passano nel pane, si fanno dorare nel burro a fuoco lento e si servono col loro burro e il limone a parte.

Prima la milanese o la Wiener Schnitzel?

La storia del maresciallo Radetzky che porta la ricetta da Milano a Vienna è una leggenda. Il Ministero dell'agricoltura austriaco, nella sua scheda sulla Wiener Schnitzel, scrive che lo storico Richard Zahnhausen l'ha smentita nel 2001 e il linguista Heinz Dieter Pohl nel 2007; secondo Pohl il racconto compare per la prima volta nel 1969, in una guida gastronomica italiana.

Il Comune di Milano, nella sua scheda, riporta ancora la nota di Radetzky al conte Attems, citando un libro di cucina lombarda del 1982. Le due fonti non vanno d'accordo, e lo scrivo così.

I fatti che restano sono questi:

  • secondo la stessa scheda austriaca, il nome «Wiener Schnitzel» compare in un ricettario nel 1831; le «Cotolette di Vitella alla Milanese» citate da Cesari sono del 1841;
  • le due preparazioni non sono la stessa cosa. Il Codex alimentare austriaco definisce la Wiener Schnitzel una fettina di vitello passata nella farina, nell'uovo e nel pangrattato e fritta nel grasso; la costoletta della scheda milanese ha l'osso, va nell'uovo e nel pane, senza farina, e cuoce nel burro.
Costoletta alla milanese e Wiener Schnitzel, a confronto
  • La carne

    Costoletta alla milanese (De.Co. di Milano): vitello, con l'osso

    Wiener Schnitzel (Codex austriaco): una fettina di vitello

  • La panatura

    Costoletta alla milanese (De.Co. di Milano): uovo e pane, senza farina

    Wiener Schnitzel (Codex austriaco): farina, uovo e pangrattato

  • La cottura

    Costoletta alla milanese (De.Co. di Milano): nel burro

    Wiener Schnitzel (Codex austriaco): fritta nel grasso

Come si fa la costoletta secondo la ricetta De.Co.?

La scheda del Comune di Milano la descrive così, per quattro persone: quattro costolette di vitello tagliate alte quanto l'osso, 100 grammi di burro, due uova, pane grattugiato grosso fatto con pane secco, sale e un limone.

  • Si incide la pelle esterna, perché la carne non si alzi in cottura, e la si appiattisce col batticarne. Il sale si mette alla fine.
  • Si passa nell'uovo sbattuto, tranne il «manico», e poi nel pane, premendo col palmo.
  • Si cuoce nel burro che non deve soffriggere e deve restare biondo, sette od otto minuti per parte.
  • La carne ideale, scrive la scheda, è quella del vitello tolta dal carré, e ogni costoletta deve avere l'osso «in banderuola».

Che differenza c'è fra cotoletta e orecchia di elefante?

Non sono la stessa cosa, e nella mia carta lo scrivo così: la Milanese vuole il vitello e l'osso, alta quanto lui; l'orecchia di elefante è un'altra scuola, senza osso, può essere di suino, ed è battuta sottile come un foglio e grande come un'orecchia di elefante. Due piaceri diversi, e da me li trovi tutti e due.

Come faccio io la Milanese col manico?

La mia si chiama La Milanese col manico, perché il manico c'è davvero. È una costoletta di vitello con l'osso da 400 grammi, tolta dal carré, il taglio che la scheda del Comune indica come ideale. La impano a mano nell'uovo e nel pane grattugiato, senza farina, e la doro nel burro chiarificato. Arriva in tavola con le Patate del Focolare, croccanti fuori e morbide dentro.

Una differenza dalla ricetta del Comune però c'è, e te la dico: il burro in cui la doro è chiarificato, non quello che resta biondo in padella.

Se la vuoi con un po' di fresco sopra, c'è Vesti il Vitello: rucola e pomodorini dolci sulla Milanese, per darle freschezza senza alleggerirla.

Nella mia carta

  • La Milanese col manico

    38

    Costoletta di vitello da 400 grammi con l'osso, impanata a mano e dorata nel burro chiarificato, con le Patate del Focolare.

    Vesti il Vitello, rucola e pomodorini dolci: +4,50

  • Il Percorso Gran Milano

    59 a persona, a cena, minimo 2 persone

    Si comincia dividendo i Mondeghili, poi I Ravioli più buoni del Mondo e la Milanese col manico, una a testa, e si chiude spezzando la Sbrisolona della Bassa. La bollicina di benvenuto, un calice di Domm Pas Dosé, te la offro io. Il coperto, 3 a persona con il pane fresco e il servizio, e le altre bevande sono a parte.

Domande e risposte

Le domande che mi fanno

Il pranzo del 1134 è la prova che la cotoletta è nata a Milano?

No. È un racconto con un documento vero dentro, ma il documento parla di «lombolos cum panitio» e gli studiosi non sono d'accordo su cosa fossero: per alcuni lombi impanati, per altri lombi con una polenta di panìco. Lo stesso Comune di Milano scrive che l'attribuzione non è accettata da tutti.

La cotoletta alla milanese e la Wiener Schnitzel sono la stessa cosa?

No. La costoletta della ricetta De.Co. di Milano è di vitello con l'osso, va nell'uovo e nel pane senza farina e cuoce nel burro. La Wiener Schnitzel, secondo il Codex alimentare austriaco, è una fettina di vitello passata nella farina, nell'uovo e nel pangrattato e fritta nel grasso.

È vero che l'ha portata a Vienna Radetzky?

È una leggenda. Secondo la scheda del Ministero dell'agricoltura austriaco l'hanno smentita lo storico Richard Zahnhausen nel 2001 e il linguista Heinz Dieter Pohl nel 2007, che la fa risalire a una guida gastronomica italiana del 1969.

Si dice cotoletta o costoletta?

Si dicono tutte e due. «Cotoletta» viene dal francese côtelette ed è entrata nell'uso al posto di «costoletta», dice il Treccani. Il Comune di Milano, nella sua Denominazione Comunale, usa «Costoletta alla Milanese».

Da me si mangia la cotoletta con l'osso, vicino a Milano?

Sì, nella mia carta, a San Donato Milanese: si chiama La Milanese col manico, costoletta di vitello con l'osso da 400 grammi, dorata nel burro chiarificato. C'è anche nel Percorso Gran Milano, a cena.

Le fonti di questo racconto

Date, ricette e nomi li ho riletti sulle fonti qui sotto, l'11 ottobre 2026. Se trovi un errore, scrivimi a info@nonnaemilia.it e lo correggo.

  1. Comune di Milano, Settore Artigianato e Agricoltura, Costoletta alla Milanese, scheda allegata alla delibera di riconoscimento De.Co. (con Minestrone alla Milanese, Mondeghili, Rostin Negàa e Barbajada), copia d'archivio
  2. Pietro Verri, Storia di Milano, tomo I, cap. VI, Milano, Ernesto Oliva, 1850 (Project Gutenberg n. 60497)
  3. Treccani, Vocabolario, voce «cotoletta»
  4. Bundesministerium für Land- und Forstwirtschaft (Austria), Wiener Schnitzel, registro degli alimenti tradizionali
  5. Luca Cesari, Tutta la verità sulla cotoletta alla milanese che non è nata a Milano, Gambero Rosso, 18/10/2025
  6. Carlotta Mariani, Cotolette: qual è la differenza tra la Schnitzel viennese e quella milanese, Agrodolce, 03/07/2019 (agg. 20/10/2021), per la lettura di Pierangelo Frigerio

Testi curati da Michele Palumbo.

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Nonna Emilia è il Ristorante della Via Emilia a San Donato Milanese, in Via Monte Bianco 33, a 1,3 km dal capolinea San Donato della metro M3. In carta ci sono le tre cucine della Via Emilia: romagnola, emiliana e lombarda. La cucina è aperta tutti i giorni, a pranzo dalle 12:00 alle 14:30 e a cena dalle 19:00 alle 22:30. I Percorsi vanno da 39 a 59 a persona, coperto 3 a persona.